RISULTATI ATTESI
Il progetto si è posto l'obiettivo generale di contribuire al rafforzamento della strategie comunitarie (e, per alcuni aspetti, anche di quelle nazionali) attraverso lo studio e la sperimentazione di condizioni per la riqualificazione degli operatori dei sistemi di istruzione e formazione coinvolti nelle iniziative nazionali di formazione in alternanza, in funzione sia delle problematiche di strutturazione e di organizzazione dei sistemi che di quelle dell'innovazione degli approcci e dei processi formativi. Conseguentemente a tale obiettivo, il progetto si sviluppa operativamente attraverso una sequenza organica di scambi, contributi e interventi che coinvolge l'ampia schiera dei partner UE dell'iniziativa.
Il Progetto STOP &RESTART intende cercare una risposta – senza dubbio parziale e delimitata, ma necessariamente coerente – alla problematica evidenziata ed ad alcuni quesiti ad essa connessi, come:
Siamo in condizione oggi di conoscere quali politiche e quali dispositivi operativi sono stati messi in atto nei diversi Paesi partner per promuovere innovazioni formative nel quadro dell'alternanza scuola-lavoro, che siano alternative a quelle tradizionali?
E siamo in grado di comprenderne i principali riferimenti di sfondo (normative, orientamenti, linee guida, forme di sostegno alla sperimentazione formative, etc…)?
Ma, soprattutto, siamo in grado di condividere tali analisi e di trasferire sia le procedure attivate e che le eventuali buone pratiche diffusibili in protocolli e interventi concertati che facilitino l'innovazione e ne orientino le prospettive nazionali nel quadro delle linee strategiche comunitarie e nazionali?
Pur rimanendo nell'ambito previsto del sostegno all'orientamento e alla formazione in questo ambito del personale scolastico e formativo, l'ipotesi progettuale presenta, sotto vari profili, elementi di forte novità in quanto:
- non si limita alla produzione di uno o più “manuali” operativi come risultato di una pura e semplice raccolta, sia pure ragionata, delle diverse pratiche significative sperimentate o proposte dai Paesi partner;
- mantiene costante l'attenzione – oltre che ai destinatari diretti del progetto – ai beneficiari indiretti di esso, i giovani e gli adulti in formazione (si tratti di formazione istituzionale o di widelife learning ) non ponendosi l'obiettivo di offrire soluzioni per apprendimenti di salvataggio, di deuxième chance , per giovani in difficoltà o drop out, ma intendendo offrire agli operatori coinvolti nella formazione in alternanza strumenti per guidare scelte di percorso più flessibili e funzionali, e di pari dignità sostanziale rispetto a quelle tradizionali;
- onseguentemente, non tende ad interpretare gli spazi dell'alternanza come una “scorciatoia” verso il lavoro bensì a considerarli come esperienze innovative da porre a fianco – e non al di sotto – dei percorsi tradizionali, per chi si sente per attitudine portato verso un apprendimento più accentuatamente sperimentale. Tali esperienze si qualificano per il fatto di avere il loro start-up ed il loro filo conduttore nell'esperienza pratica; per riuscire contestualmente a realizzare una compiutezza formativa anche sul piano culturale e teorico, in modo da fornire un prodotto ugualmente competitivo, e percepito come realmente equivalente o anche più attraente di quelli tradizionali, spendibile in termini formativi e/o professionali.
Volendo convergere sul nucleo centrale del problema, il risultato atteso è quello di mettere a fuoco – nel definire quadri innovativi di orientamento e sostegno per gli operatori (docenti, formatori, tutor, ecc.) dell'alternanza – la varia composizione degli impianti metodologici e organizzativi realizzati o sperimentati nell'ambito transnazionale che si siano dimostrati in grado di sostenere processi formativi di qualità attraverso percorsi di apprendimento flessibili e funzionali.
Si dovrà quindi mirare a estrarre dalla formazione in alternanza, che trova il suo filo conduttore nell'esperienza di lavoro, una dignità di risultati, anche alternativa sul piano dell'apprendimento teorico e culturale, ma molto vicina, come livello, a quella dei percorsi tradizionali.
Il riconoscimento nella dimensione transnazionale di politiche e di formule operative che possano pienamente soddisfare questi obiettivi non è certo facile, come hanno dimostrato, anche in tempi recenti, in assenza di linee organizzative e metodologiche fortemente sostenute e condivise, le difficoltà incontrate nel dare coerenza funzionale a metodi e strumenti, innovativi, di riconoscimento, valutazione e certificazione delle esperienze non istituzionali di apprendimento. |