Stop & Restart - Leonardo da Vinci
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PREMESSA

In tutti i Paesi europei, compresi quelli in pre-adesione, l’apprendistato e comunque la formazione in alternanza rappresentano dispositivi formativi la cui tradizione ed efficacia è variabile.
E’ comune, comunque, la convinzione che si tratti di strategie formative irrinunciabili se si vuole accorciare la distanza tra le competenze apprese nei contesti puramente educativi e quelle che, implicitamente o esplicitamente vengono richieste dal sistema produttivo. Non si è riusciti tuttavia, pur nella varietà delle formulazioni, ad esprimere sempre formule pienamente efficaci e questo sia per problemi di ordine organizzativo sia per la difficoltà di realizzare un impianto di accompagnamento teorico culturale in grado di dare robustezza complessiva all’apprendimento.
È comune opinione che solo con un incremento dell’impegno congiunto tra sistema di istruzione e mondo produttivo, possa consentire di superare difficoltà che sono anche di incomunicabilità e di autoreferenzialità. Resta, tuttavia, un dato essenziale per lo sviluppo della qualità complessiva del dispositivo ed esso investe il quadro delle competenze di quanti operano come formatori e tutor all’interno di tale sistema.
La necessità di promuovere competenze e abilità, non solo attraverso i percorsi tradizionali ma anche attraverso il ricorso all’apprendistato e alla formazione professionale in alternanza è confermata chiaramente dallo stesso Programma Leonardo da Vinci nella Decisione stessa che lo istituisce.
Sia l’apprendistato che la formazione professionale in alternanza rappresentano tuttavia dei dispositivi o contesti formativi che si presentano diversamente strutturati ed affermati nei Paesi dell’Unione e anche negli Stati che hanno attivato i processi di adesione.
Determinante per la proposta del progetto STOP&RESTART è risultata, pertanto, un’analisi preliminare proprio in riferimento ai risultati conosciuti e conoscibili dei progetti che a vario titolo si sono confrontati con la tematica nella fase precedente di attuazione del Programma. Emerge con chiarezza che l’apprendistato, quale percorso formativo in alternanza fondato sull’apprendimento pratico, non è attualmente parte integrante dei sistemi formativi in tutti gli stati.
Le preliminari riflessioni comuni dei partners hanno comunque consentito il raggiungimento di un accordo generale sul fatto che le nuove forme dell’apprendistato, in una logica di Lifelong Learning:- non possono riprodurre nella sostanza il tradizionale apprendistato di cui sono noti i limiti (dovuti anche alla vischiosità del metodo induttivo così come applicato in passato) a fronte di esigenze ed obiettivi di ben più ampia dimensione- non devono rifarsi nemmeno ai tratti distintivi della formazione scolastica nei cui confronti, d’altra parte, si pone in termini di alternativa sul piano della caratteristica dei processi.
Bisogna al riguardo considerare che il problema non è solo quello di riequilibrare il rapporto tra esperienza pratica, e formazione teorica in quanto investe:- un’organizzazione dell’apprendimento in grado di dare, con processi e metodologie adeguatamente innovative una dimensione culturale alla esperienza formativa sur le terrain- un quadro di riferimento formativo non tanto legato alla sequenzialità disciplinare dei processi d’insegnamento, bensì alla logica aziendale cui l’attività di formazione si collega in aderenza con la diversificazione delle esperienze.
In relazione a questa prima analisi condotta in sede di progettazione, è risultato pertanto evidente come il sistema formativo stesso, posto di fronte a sperimentazioni metodologiche, soprattutto quando è diretto ad interlocutori eterogenei (giovani e/o adulti) ed adotta in uno stesso percorso approcci eterogenei debba promuovere soluzioni e azioni di sostegno aggiornate, evolute ed adattabili per gli operatori stessi.
Rientra in quest’ottica l'esigenza avvertita di partire da un'azione di sperimentazione e riqualificazione rivolta agli operatori dei sistemi di istruzione e formazione, che avrà il duplice obiettivo di familiarizzare gli insegnanti con le problematiche relative sia all’organizzazione della didattica (legate al nuovo impianto metodologico), sia alla diversità dell'approccio didattico, connesso alla possibile partecipazione di adulti o di giovani che hanno lasciato l'impegno scolastico e formativo.

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